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Halloween: Il ragno!

Il ragno sorridente. Odilon Redon (1840-1916). Parigi. Museo d’Orsay.

A cinquecento metri dalla vecchia casa landese, dopo un pezzo di foresta malaticcia che sudava acqua tutto l’anno, c’era un courtiou* scalcinato che serviva per lo stoccaggio del legno e altre ammucchiate di roba antica. Bambino, la vecchia strega si divertiva a mandarmi a cercare questo o quello, sempre di notte, con una lampadina da tasca. Avevo paura della notte, dei rumori degli uccelli e delle volpi, la vecchia lo sapeva, altrimenti non sarebbe stato così divertente, ma era così che si faceva alla campagna per guarire i piccoli cittadini delle loro fobie della notte, degli animali notturni. Mi lamentavo quando tornavo in città, ma l’altra nonna alzava le spalle e diceva che ero troppo viziato, che comunque mi faceva del bene di confrontarmi ai selvaggi della famiglia del mio odiato padre. Due o tre anni fa, ricevo un messaggio nelle cassetta delle lettere, che l’indomani sarà Halloween, che i bambini del quartiere passeranno, non troppo tardi, prima del calare della notte comunque, che se posso accendere una lampada per la loro venuta. Va bene, vado a comprare una poche* di caramelle di quelle che fanno schifo e che piacciono ai miei nipoti. Aspetto i bambini con i loro costumi di Marvel. Si bussa alla porta, sento gridare una masnada di drôles*. Apro la porta con in mano un vassoio pieno di caramelle. Loro non mi guardano nemmeno. Sembrano terrorizzati da qualcosa dietro di me. Mi volto, e là sulla porta, una gigantesca iragna*. Larga almeno cinque centimetri, di quelle che entrano in casa in autunno per proteggersi dai primi freddi. Rido. Niente bambini, è solo una piccola bestiola. Vedo bene che non mi credono, nemmeno quello con il costume da Spiderman. Quindi afferro delicatamente l’iragna per mostrare ai bambini che non c’è pericolo, che la bestiolina non va a mangiare la bestiola come si dice in francese. L’iragna mi morde, un dolore mi percorre tutta la mano, sorpreso faccio un gesto per sbarazzarmi dell’iragna che vola via prima di ricadere sul naso di uno dei bambini. Gli altri sfuggono gridando. Non muoverti, dico al bambino paralizzato mentre l’iragna è comodamente sistemata sul suo naso, non vogliamo uccidere la bestiolina, sì o no? Il bambino piange, riesco a togliergli l’iragna che metto sotto la camelia accanto alla porta d’ingresso. Il bambino se ne va piangendo. Più tardi, si bussa di nuovo alla porta. Sono adulti che sembrano furiosi. Siete troppi grandi per le caramelle scherzo. Non capisco niente, parlano tutti insieme. Alla fine, riesco a capire che sono i genitori del quartiere che mi vogliono fare la pelle. Racconto la storia dell’iragna in modo divertente, ma sono più spaventati del bambino. La madre piange che il figlio ha il naso fottuto. Ohami, quanto storie per una piccola iragna, penso. Non ce la faccio più delle loro lamentele. Vogliono denunciarmi alla gendarmeria da quello che capisco. Basta grido! Addio e buona serata aggiungo chiudendo la porta. Da allora, la gente del quartiere non mi parla più ed i bambini non si avvicinano più della mia casa. 

*parole in guascone e in bordolese: Courtiou/ovile; poche/sacchetto; iragna/ragno; drôle/ragazz(in)o.

Covid-19: L’orizzonte chimerico!

Veduta del porto di Bordeaux dal castello Trompette (oggi piazza dei Quinconces). Vernet Joseph (1714-1789). Parigi, museo della marina.

Rido da solo davanti alla televisione notando che i giornalisti, i politici, gli esperti, usano freneticamente della parola “orizzonte” in ogni occasione: speranza all’orizzonte, trattamento all’orizzonte, vaccino all’orizzonte, fine del lockdown all’orizzonte….Rido e mi ricordo mia nonna che, come Sancho Panza, ci parlava usando solo proverbi. Per esempio: piove e fa sole, il diavolo ammoglia la figlia. Attenti drolle!* presto ci sarà un arcobaleno con ai piedi un calderone stracolmo d’oro! Correteci drolle! che ci metterà un po’ di burro negli spinaci che con la mia pensione….. E noi, otto e nove anni, ma già disincantati di tutto: Inutile nonna, non riuscirai a sbarazzarti di noi per fare le tue parole incrociate che fa troppo brutto tempo per uscire… Guardo i tizi in televisione e rido chiedendo loro – perché parlo alla mia televisione: ma l’orizzonte è vicino o lontano? Raggiungibile o no? Rido e mi ricordo la nonna con la sua storia di calderone ai piedi dell’arcobaleno. E mio fratello, molto più sveglio di me – perché io ci credevo a tutto quello che diceva la nonna – di dirle un giorno dopo una solita caccia all’arcobaleno: Nonna ci stai raccontando una baggianata perché l’arcobaleno non si muove mai e quando avanziamo lui indietreggia! 

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*drolle(s)/ragazzi in bordolese

**Orizonte chimerico